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Sulla grande esclusa della pedagogia italiana, Maria Montessori

Postato da: Gianluca Bellisomo In: RP Scuola In Data: Hit: 44

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Anno LIV, n. 79, Luglio-Dicembre 2020 - suppl. online al n. 216-217 di “Ricerche Pedagogiche” C. P. 201 - 43100 Parma E-mail: gng@unife.it


31 agosto 1870 – 31 agosto 2020
Sulla grande esclusa della pedagogia italiana, Maria Montessori
di Alessandra Avanzini


150 anni fa, il 31 agosto, nasceva Maria Montessori e voglio ricordarla oggi, e tanti lo fanno oggi, anche se questo non le ridarà voce e peso nella nostra scuola e sicuramente sarebbe stato meglio che Montessori avesse avuto qualche spazio in più nella scuola italiana quando aveva la possibilità di agire e di pensare. Pedagogista senza cattedra, grande esclusa dall’università italiana, Montessori ha avuto il coraggio di sognare un mondo diverso e di pensare l’educazione non al femminile, ma come vocazione universale per salvare l’uomo da se stesso; in un periodo, che ha visto due guerre mondiali e l’affermazione dei totalitarismi, Montessori si appella ostinatamente alla forza interiore di un uomo (in senso non maschile, ma universale) che deve trovare il coraggio di amare la vita e lottare per un mondo nuovo. Perché alla fine, dietro ogni vero slancio educativo, quello che si nasconde è un radicato e convinto slancio irenico. Un vero percorso educativo non è pensato per costruire cittadini responsabili e ben socializzati, ma per dare a tutti la possibilità di vivere in un mondo migliore. Non è allora tanto la missione di insegnare, che a volte è troppo faticosa e finisce con il perdersi nei dettagli della quotidianità, e alla fine è soltanto un mezzo, ma la missione più grande e vera è quella di cambiare il mondo secondo questo universale slancio di pace, così profondo che a tratti appare quasi ingenuo – perché quando qualcuno crede a fondo in un ideale troppo spesso viene classificato come ‘ingenuo’. Eppure, Montessori ci crede con tutta se stessa e mentre l’Europa abbraccia la logica della morte, Montessori difende la vita e il fatto che primo fondamentale principio educativo è che la vita deve essere protetta.

Ma se Montessori non avesse avuto il coraggio di sognare il mondo per tutto quello che quel mondo era ben lontano dal sembrare, non avrebbe mai dato vita a nessun percorso educativo, a nessuna ricerca, a nessuna ostinata voglia di affermare se stessa e le proprie idee.

Montessori, dicevo, ha avuto il coraggio di pensare a un mondo completamente differente, per difenderlo lo ha forse un po’ troppo inscatolato lì, dentro quel metodo, dentro quelle case dei bambini, sognando che da quelle stanze sarebbe nata la scintilla di una vita capace di amarlo davvero questo mondo. Lo ha fatto a dispetto di tutto, nonostante tutti gli ostacoli e le sofferenze che ha dovuto subire e contro cui ha ostinatamente lottato: un amore proibito, un figlio lasciato alle cure di altri in una separazione lacerante, la morte dei genitori, le grandi delusioni lavorative che ne hanno fatto appunto una esclusa dell’università italiana… e poi la lenta ma ostinata ripresa della propria vita e dei propri affetti. Quel libro, L’autoeducazione - dove il metodo si apre oltre l’infanzia e diviene uno straordinario slancio verso le possibilità dell’uomo di educare se stesso - quel libro, lasciato sulla tomba della madre Renilde a sigillo di un’idea che le dava forza, e il figlio ripreso a sé ormai adolescente per recuperare una vita spezzata: tutto questo non si fa se non si ha il coraggio di credere nel mondo per come il mondo decisamente non è o non appare.

La sua fortuna è che nasce da famiglia colta e ricca; nipote di Antonio Stoppani, autore de Il bel paese, figlia di un padre nobile, la sua esclusione da tanti ambiti tradizionalmente dedicati agli uomini non le ha impedito di costruirsi un suo esclusivo percorso, cui ha saputo e voluto mettere la firma, ben chiara, il suo metodo.

Il metodo montessoriano, o meglio le idee montessoriane non si preoccupano di aspetti legati alla socializzazione, ma alla conoscenza; Montessori non parla di educazione civica ma di rispetto di se stessi e dell’altro, non costruisce regole assolute, ma coordinate per convivere nella scuola e strutture di pensiero per essere liberi nel mondo.

C’è una cosa che mi pare debba essere presa come forte punto di riferimento nel pensiero della pedagogista marchigiana, l’idea di ignoto: l’uomo non conosce se stesso e la sua ignoranza rispetto al mondo del bambino gli riflette questa totale mancanza di coordinate per comprendersi. La conseguenza non è agire per modificare comunque quell’infanzia secondo le regole dell’adulto, ma è un gesto di grande umiltà: comprendere che l’adulto sa molto poco, che la sua scarsa saggezza sta portando il mondo alla distruzione e che forse il bambino è l’unica speranza che ha, proprio perché non lo conosce e dentro quell’universo criptato forse c’è il mistero della vita.

In ambito educativo passare il messaggio che la vita è mistero e che per questo va rispettata è un messaggio di altissimo valore: significa infatti inserire una coordinata fondamentale, che non sappiamo chi siamo e che niente di ciò che abbiamo intorno può esserci svelato perché questo non rientra tra le nostre capacità. Ma può essere rispettato ed è possibile anche aspirare a conoscerlo, nella consapevolezza che non saremo mai pienamente soddisfatti in questo slancio. Avvicinarsi al mondo con rispetto e non calpestarlo nella presunzione di sapere dove stiamo andando è dunque un semplice ma grande ed universale messaggio educativo; non sono le regole di questo mondo che vanno insegnate, ma lo slancio strutturale a cercare di comprendere chi siamo e che ciò che ci accomuna è la nostra umanità.

Per fare questo coloro che assumono il ruolo di educatori devono avere consapevolezza che tutto ciò che è altro da sé va prima di tutto osservato, quindi rispettato nella sua unicità, ascoltato e lasciato libero di esprimersi, portandosi sempre di più fuori dallo spazio di azione e riflessione di colui che sta lavorando per conoscersi e per crescere. “Il concetto di un’educazione che assuma la vita come centro della propria funzione, altera tutte le idee educative precedenti: l’educazione non deve essere più basata su un programma prestabilito, ma sulla conoscenza della vita umana…. L’educazione anziché rimanere ignorata dalla società deve acquistare autorità su di essa, e il meccanismo sociale dovrà adattarsi alle necessità inerenti alla nuova concezione: che la vita deve essere protetta”.