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Gli insegnanti parlano, se viene data loro parola

Postato da: Gianluca Bellisomo In: RP Scuola In Data: Hit: 42

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di ErrePi

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Direttore responsabile Giovanni Genovesi, Anno LIV, n. 79, Luglio-Dicembre 2020 suppl. online al n. 216 di “Ricerche Pedagogiche” C. P. 201 - 43100 Parma

E-mail: gng@unife.it


Gli insegnanti parlano, se viene data loro parola

Qualche settimana fa è uscito sul Corriere della sera un editoriale di Ernesto Galli Della Loggia dal titolo Perché a scuola gli insegnanti contano meno. Prendendo spunto da questo articolo, ho scritto sulla piattaforma i Ricerche alcune riflessioni dal titolo Due parole da un ‘precario’ che scrive e riflette da tanti anni; e casualmente a volte anche insegna. Considerando l’invito del prof. Della Loggia rivolto ai docenti affinché esprimano se stessi invece di subire tacendo, il 15 di giugno ho inviato al direttore del “Corriere della sera” la mail che riporto qui di seguito. Non ho avuto alcuna risposta. Dispiaciuta per la distrazione, tengo a sottolineare che gli insegnanti parlano, ne sono capaci e ne hanno il desiderio, a patto che sia loro data parola.

Alessandra Avanzini



Gentile direttore, sono una docente, precaria, di italiano nella scuola secondaria. Le scrivo per segnalarle che sulla piattaforma della rivista “Ricerche pedagogiche” – rivista specializzata in studi di ambito educativo, riconosciuta dall’Anvur di fascia A e della cui redazione faccio parte – è stato appena pubblicato un mio articolo dal titolo Due parole da un ‘precario’ che scrive e riflette da tanti anni; e casualmente a volte anche insegna, prendendo spunto dall’editoriale di Ernesto Galli Della Loggia, uscito sul «Corriere della sera» il 5 giugno, dal titolo Perché a scuola gli insegnanti contano meno.

Questo il link: https://www.edizionianicia.it/store/news/due-parole-da-un-precario-che-scrive-e-riflette-da-tanti-anni-b27.html

Spero che possa trovare il tempo per leggerlo, dato che mi piacerebbe alimentare una discussione su questo aspetto, attraverso una pubblicazione di queste riflessioni, almeno nelle loro linee essenziali, sul giornale da lei diretto (a questo riguardo, faccio presente inoltre che sono giornalista pubblicista). Prima, però, di impegnarmi in una inevitabile ma non semplice sintesi, ho ritenuto opportuno inviare queste riflessioni nella loro interezza; infatti, come vedrà, l’articolo si dilata, necessariamente, ad una riflessione più approfondita su quello che è attualmente lo stato di difficoltà in cui versa il mondo della scuola, con particolare attenzione alla figura del docente. Spero che questa mia proposta possa essere presa in considerazione, anche alla luce dell’invito presente nell’articolo stesso a dare, giustamente, la parola a chi nella scuola lavora quotidianamente e, aggiungo, a chi alla riflessione educativa dedica da anni un’attenzione specifica.

Un cordiale saluto

Prof. Alessandra Avanzini