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Azzolina, la ministra chiacchierina

Postato da: Gianluca Bellisomo In: RP Scuola In Data: Hit: 54

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di ErrePi

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Direttore responsabile Giovanni Genovesi

Anno LIV, n. 79, Luglio-Dicembre 2020 - suppl. online al n. 216-217 di “Ricerche Pedagogiche” C. P. 201 - 43100 Parma E-mail: gng@unife.it


Azzolina, la ministra chiacchierina
di Luciana Bellatalla

 

L’attuale ministra dell’istruzione, ci vuol poco a capirlo, è una presenzialista autocompiaciuta, che ama stare sotto i riflettori con l’allure della primadonna. Perciò parla e straparla, a meno che qualche giornalista indiscreto e ficcanaso non la interroghi sul concorso per Dirigenti Scolastici (che lei ha vinto quando ricopriva la carica di sottosegretario all’Istruzione in situazione di conclamato, ed anche poco elegante, conflitto di interessi). È un concorso svoltosi con innumerevoli irregolarità, tra cui la stessa partecipazione della dott. Azzolina, che hanno determinato una marea di ricorsi. In questo caso, la ministra, non diversamente da chi l’ha preceduta alla Minerva, tace, demanda ai suoi vice e, per di più, si stizzisce. Il nervo, si capisce, è scoperto. Ma il meglio è venuto in una trasmissione radiofonica, quando la ministra ha affermato con sicumera di essere la persona giusta al posto giusto, perché ama e conosce la scuola e, in più, ha due lauree e varie specializzazioni. Caspita! Non avevano mai avuto l’imprudenza di affermare altrettanto neppure ministri come Villari o De Sanctis, o Credaro o Gentile o Croce, forse perché di lauree ne avevano una sola o addirittura nessuna: certo, però che avevano cultura e saggezza da vendere e, quindi, anche il senso del limite. Senso del limite, che alla bi-dottoressa fa difetto, ma che dovrebbe tentare di esercitare, perché alla prova dei fatti il suo operato non appare né agli addetti ai lavori né ai fruitori della scuola lungimirante, adeguato ed opportuno. Infatti, dalle numerose esternazioni di cui l’Azzolina ci fa grazia ogni giorno, appare evidente che la ministra: - non ha un’idea di che cosa la scuola sia e debba essere, della sua mission e dei suoi caratteri; - confonde i mezzi con i fini, come quando presenta i banchi a rotelle per la loro innovatività, che, ahimè, mi sfugge, visto che i banchi singoli, separabili ed accoppiabili o componibili al bisogno nelle aule ci sono già e non da ieri. Detto sottovoce: la rete si è già scatenata, trasformando le aule con i banchi a rotelle in simpatici auto-scontro;- ha trasformato il reclutamento dei docenti (che andrebbe rivisto ed attuato secondo le vigenti norme Fedeli) in una farsa degna di un quiz televisivo; - ha trasformato l’anno scolastico 2019-20, con la complicità del coronavirus, in un anno di occasioni perdute: la didattica a distanza ha funzionato poco e male, come emerge da indagini diffuse e a dispetto dei toni trionfalistici del Ministero; gli insegnanti sono stati ulteriormente umiliati nel loro ruolo, costretti ad arrangiarsi e a non esercitare il loro legittimo controllo sulle attività degli studenti, che, per parte loro, sono usciti gongolanti con una promozione in massa, anche se avevano debiti molto pesanti. Eppure, all’inizio del lockdown, la solerte Azzolina aveva assicurato il suo netto rifiuto del 6 politico; - preannuncia riforme epocali a partire da settembre, quando da luglio all’inizio del nuovo anno scolastico neppure Merlino (con tanto di bacchetta magica, pozioni e filtri) potrebbe cambiare le condizioni materiali delle nostre scuole, dotarle di strumenti digitali, preparare il personale ad usarle in maniera soddisfacente e non approssimativa, risolvere in maniera opportuna la questione dell’organico, soprattutto di fatto; - non mostra di seguire un piano ordinato e razionale di spesa dei fondi, che finalmente sono a disposizione della scuola: temo che tutto finirà nei banchi a rotelle. E il resto?; - pare molto confusa circa la riapertura delle scuole a settembre: che ne sarà dei corsi di recupero? Forse meglio dare agli alunni tutto l’anno per sanare le loro lacune? Forse chiudere un occhio e lasciarli asini? Orari diversificati di ingresso in classe? Aprire le scuole alle 7 del mattino? Così avremo anche una massa di studenti assonnati, oltre che asini. Imporre l’uso delle mascherine ovunque o solo nella scuola superiore? Abolire le classi-pollaio? Ma come? Con doppi turni? Con una didattica blended? Un giorno si propende per una soluzione, un giorno per l’altra. Ma non è pervenuta ancora una direttiva sicura e univoca. E questa sarebbe la persona giusta al posto giusto? Un consiglio amichevole da una persona, come chi scrive, che, pur con una sola laurea, ha vissuto (ed amato) la scuola da alunna, da docente, da formatrice di fu-turi insegnanti e da ricercatrice: la ministra impari ad essere più umile, più prudente, meno loquace e, soprattutto, studi, studi e ancora studi. Poi, forse, nella prova d’appello potrà sperare in quella sufficienza da cui ora, purtroppo, anche se non ne è consapevole, è molto, ma molto lontana.